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STORIE DI CICLOPI

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Racconto di Claudia Occhipinti

La Cursa di Ciclopi, avventura affascinante.

Già solo il nome ti fa pensare a qualcosa di grande. Grande il percorso. Grande il sogno che c’è dietro. Grande la passione di chi ha ideato tutto questo e grande l’amore per la Sicilia di tutti quelli che collaborano a questo progetto. Perché la Sicilia ha bisogno che i siciliani pensino in grande, che i siciliani sognino e realizzino i propri sogni. Così un piccolo gruppo di sognatori capitanati da qualcuno che ci crede più di tutti ha intrapreso il “folle volo”.

Ho percorso 45 km di questo viaggio: i km dell’ottava e ultima sezione che da Pettineo chiude l’anello dei 504 km fino a Cefalù.

Quando Giorgio Cambiano mi ha parlato di questo piano ambizioso ho subito pensato che fosse un irrimediabile sognatore, ma lo sentivo parlare come se il progetto esistesse già e lui avesse il compito di dargli la luce, come le statue di Michelangelo che si liberano dalla materia grezza o ancora come quando Mozart doveva scrivere un testo musicale e diceva che doveva solo buttarlo giù sulla carta. Il mio scetticismo contrastava con le sue certezze e non avevo il coraggio di dirglielo, pensavo che la pandemia e l’isolamento avessero sortito effetti dannosi anche sulle persone più razionali che conoscessi.

Ma perché pensavo questo? Perché come la maggior parte dei siciliani ero rassegnata alla mediocrità e al lasciare correre perché tanto le cose “cambiano per non cambiare “, perché è mentalità , substrato culturale e in Sicilia non si può fare niente; non riuscivo a guardare oltre.  E invece Giorgio lavorava nel frattempo, mentre tutti eravamo in preda alle ansie da isolamento, leggevamo bollettini sanitari, e ci informavano costantemente sulle misure di sicurezza da tenere per non incorrere nelle sanzioni. Ogni tanto Giorgio chiamava per una riunione ed io, per educazione, partecipavo perché non volevo che si offendesse e mi piaceva sognare, prima o poi si sarebbe reso conto.

E sorprendentemente mi sono ritrovata ai nastri di partenza dell’ottava sezione insieme ad altri cinque compagni di viaggio. Uno di loro aveva fatto tutte le tappe. La mia curiosità di vedere almeno una parte del percorso e conoscere chi aveva già percorso 450 km ma, soprattutto, aveva ancora voglia di andare avanti, mi ha portato fino a qui.

Il percorso è bellissimo, ma non poteva essere diversamente nella mia Sicilia bedda, nella mia mitica montagna circondata dal mare. Siamo partiti di notte, esattamente alle 2:30. Avevamo gli occhi ancora gonfi di sonno. Io non mi sentivo proprio benissimo ma ormai c’ero e dovevo partire. Andare di notte, con il silenzio e il buio che sovrastano, crea un’atmosfera surreale. Le forme che riconosci si trasformano in tante cose: se sei inquieto di solito sono preoccupanti ma se stai bene tutto ti fa compagnia. Mentre andavo avanti mi sono sentita sempre meglio, è stato un risveglio progressivo del mio fisico e della mia mente. Stupenda l’alba con la natura che si risveglia e gli uccelli che ti avvisano dell’inizio di un nuovo giorno. Con i miei compagni di viaggio abbiamo chiacchierato di ogni genere di cose: dal Trail ai posti in cui viviamo, figli e lavoro. Non mi sono mai annoiata e non ho mai pensato di essere stanca. Sino alle prime ore del mattino sono stata benissimo. Poi è subentrato il caldo e il sole battente che mi hanno impedito di andare avanti. Così mi sono fermata a Castelbuono. In tutto ho fatto 45 km poi ho deciso di lasciare andare il gruppo per non essere d’impedimento. Tra i paesi che ho attraversato sono rimasta affascinata da S. Mauro Castelverde, dalle sue stradine in pietra, dal campanile della chiesa e dall’atmosfera fiabesca che gli conferisce il fascino di un luogo senza tempo.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di fare questa bellissima esperienza, ma soprattutto ringrazio Giorgio che con la sua determinazione mi ha insegnato a pensare in grande; ringrazio i miei compagni di viaggio e in particolare Oliviero Alotto, che ha voluto fare tutto il percorso dando al progetto la sostanza di cui aveva bisogno. E ancora voglio ringraziare gli organizzatori del Tor des Géants® che si sono lasciati sedurre da questa impresa e ci hanno dato fiducia considerando questa Edizione Zero un Tor-X®.

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