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STORIE DI CICLOPI

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Racconto di Giusi CasellaMi sento fortunata

Ci sono cose in cui non riesco a giocare di anticipo… parto domani, cosa mi porto?

Ho un piccolo zaino da 10 litri che viaggia con me e un borsone che si sposterà da una base vita all’altra. Infilo nello zainetto una maglia a maniche lunghe, barrette, cerotti… avrò freddo la notte? Ho due tappe a circa 2000 mt, chissà, metto un kway, no, lo tolgo, facciamo che tolgo i guanti e la maglia e lascio il kway. Torno due ore dopo e cambio il kway con i manicotti, sto esagerando, e se poi sento freddo? Metto una bandana, tolgo i manicotti e rimetto la maglia. Per il borsone base vita è più semplice, svuoto il cassetto e lo riverso dentro, non mi prendo mai la briga di fare cambi di stagione quindi il cassetto contiene dall’abbigliamento da sci alla canotta per correre in spiaggia, perfetto direi.

Fortuna che parto da casa domani alle 6, avrei smontato e rimontato lo zainetto altri miliardi di volte se no, e alla fine non ricordo neanche cosa ho messo dentro.

Ho però bene in mente le tappe, gli orari, i dislivelli, i nomi dei paesi che attraverseremo. Sono posti che conosco, che ho visitato o attraversato in singole gare di mtb o di trail ma non li ho mai messi in fila per attraversarli in 180 km totali con 8000mt di dislivello positivo. Mi ripeto questi numeri in testa, sono due mesi che mi frullano per la testa a dire la verità. Da quando un WhatsApp di Giorgio mi ha paventato questa impresa. Ovviamente non ho mai pensato di non accettare, forse ho più sperato che qualche imprevisto me lo impedisse, ma il destino ha voluto che non ce ne fossero ed eccomi qui, alla partenza.

Cefalù ore 10 del mattino, con tutta la famiglia, compresi cani, presenti per vedermi partire per questa nuova impresa.

Sono contenta, non conosco i miei compagni di avventura ma non fa nulla, so stare sola e so stare in compagnia, non mi fa paura, mi preoccupo se reggerò la fatica, le poche ore di sonno, il caldo, il freddo, avrò abbastanza acqua… ma non c’è più tempo per fare conti, ho quello che ho e dopo le foto di rito si parte.

Siamo un bel gruppetto, abbiamo tutti piani diversi, chi proverà una tappa, chi due e chi tutte. Per la strada abbiamo tempo di chiacchierare, conoscerci, raccontare e ascoltare, direi che già a Piano Battaglia ci siamo conosciuti tutti. C’è con noi Giorgio, lui è l’ideatore del percorso e conosce la strada, i posti, ci racconta della sua idea, del suo progetto, siamo qui tutti oggi per realizzare una Edizione Zero del suo “ciclopico” progetto.

Mi piace l’idea di non essere in gara ma di sperimentare una gara.

Le prime tappe sono il santuario di Gibilmanna raggiunto da un panoramico percorso in sterrato da cui si vede la costa, Isnello, graziosissimo paesino delle Madonie, e poi la salita a Pizzo Carbonara, dura e pietrosa.

Siamo sulle Madonie, sentieri dolomitici bianchi, dal punto più alto, siamo già a 1900 mt, ci volgiamo indietro e diamo un ultimo sguardo al mare, da cui siamo partiti. Per la strada ad allietarci e distrarci ci sono gruppi di daini che corrono veloci ed è una gara a chi li avvista prima, a chi li sente muoversi tra i cespugli a chi vede i cuccioli, la stanchezza inizia a farsi sentire.

Cala il sole e si iniziano a vedere le stelle, 20 km ancora, passiamo le Petralie, ne mancano ancora 10. È notte ormai, la strada continua a salire e Gangi non si vede, ma Giorgio ci rassicura, è oltre una sella, bella rassicurazione, la strada inizia a salire con una pendenza del 20%, ci incoraggiamo a vicenda, prima arriviamo e più dormiamo.

Abbiamo già perso il senso del tempo, come spesso succede nelle ultra, è quasi l’una di notte quando arriviamo in cima alla sella, ora vediamo Gangi, illuminato nella notte sulla collina di fronte.

Iniziamo a scendere correndo, con le frontali che ci illuminano gli ultimi km che ci separano alla base vita, ancora 30 minuti e ci troviamo in comode brandine, nei nostri sacchi a pelo, sono le 2 di notte. Giorgio ci avvisa che l’indomani mattina alle 5 si parte: “vi sveglio alle 4:30”. Ok penso, ora devo dormire, ma mi sembra di non riuscirci, non ti innervosire Giusi, devi dormire, si riparte tra 2 ore e mezza e devi riposare, devi dormire mi ripeto come un mantra, ma mi sembra di non riuscirci… e forse proprio mentre lo penso mi addormento.

Day 2

Sono le 4:30, la luce si accende, esco dal sacco a pelo tipo Superman quando toglie i vestiti e ha già la tuta sotto, metto le scarpe chiudo il sacco a pelo, faccio una pipì e corro a fare colazione. Non so come, sono già in ritardo, tutti pronti a partire, con un pezzo di pane e marmellata in mano lascio il ristoro e sono di nuovo in viaggio. Lasciamo Gangi e abbiamo di fronte campi di grano e sentieri ciottolati bianchi con sali e scendi tra pale eoliche, dei cavalli ci guardano incuriositi, un nuovo tipo di branco di uomini in transumanza?

Fa caldo, parecchio caldo anche se ancora il sole è appena visibile sull’orizzonte. Ci aspetta un secondo ristoro, con una seconda colazione per la strada, bene, una sosta, un po’ di cibo e i visi sorridenti del nostro staff di supporto, fa sempre bene.

Riempiamo le borracce e andiamo avanti, il sentiero, ci assicura Giorgio, si addentrerà dentro i boschi, infatti in poco tempo siamo già dentro la riserva Sambughetti. Alberi alti e un sentiero largo e piatto che si snoda a perdita d’occhio. Si può correre facilmente e ne approfittiamo per guadagnare tempo sulla tabella di marcia.  Non mi piace questo tratto, è monotono e troppo facile, lo dico ai miei compagni di viaggio… non lo avessi mai fatto! La nostra corsa continua fino a prendere il sentiero della Portella dell’Obolo, sappiamo che dopo avremo un ristoro più consistente per il pranzo e un po’ di riposo, siamo stanchi e io inizio ad avere qualche vescica ai piedi, metto cerotti al ristoro mentre mangio una banana, ovviamente non basteranno.

Il sentiero della Portella è veramente bello, arriviamo ai camper di sosta e mangio al volo due piatti di riso con uova, patate e tonno, mi sembra un piatto gourmet! Due piatti addirittura, io due piatti di riso? Penso, ma sto mangiando troppo per ricominciare a correre? Ma non riesco a smettere, ho fame, e devo dire che a conti fatti mi alzo senza nessun problema quasi pensando di non aver mangiato nulla.

Dalla Portella dell’Obolo iniziano i guai, non manca molto per la base vita, la Portella ci ha condotto sui Nebrodi e la sosta sarà a Villa Miraglia. Il bosco però è diventato impervio, non c’è più un sentiero tracciato, il GPS in mezzo agli alberi non ci localizza correttamente, saliamo e scendiamo per delle vallate in mezzo ai rami secchi e le erbe alte. È questo il bosco che mi piace? Non faccio neanche a tempo a domandarmelo che i miei compagni di viaggio me lo fanno notare ridendoci su. Siamo tutti stanchi, si fa fatica a correre quando devi stare attenta a dove metti i piedi e quando non vedi la traccia. Ci ridiamo su, dico certo questo è trail, a che ci servono le strade bianche a noi! Ma siamo veramente stanchi, siamo partiti alle 5 stamattina e sono le 7 del pomeriggio, non vediamo l’ora di arrivare. I boschi dei Nebrodi sono completamente diversi da quelli precedenti, si iniziano a vedere prati verdi e laghetti occasionali e finalmente dalla cima dell’ennesima collina boschiva si apre all’orizzonte la vista sulla mia meta. Eccola!! Vedo l’Etna! Maestosa e fumante e sulla sua sinistra si vedono le antenne di Monte Soro. La nostra meta di stasera e quella di domani sono a vista! Siamo felici, decidiamo di fare una foto di gruppo con quello sfondo, siamo stanchi ma abbiamo voglia ancora di giocare, decidiamo di farla mentre saltiamo!… mentre saltiamo? Un’impresa nello stato in cui siamo, vesciche, muscoli contratti, mal di schiena e chi più ne ha più ne metta, ma fissiamo il tel. su una antenna di rilevamento e cerchiamo di scattare la foto. Uno, due, tre saltiamo!

Siamo sereni e felici, abbiamo ognuno i nostri acciacchi ma li teniamo per noi, forse non li vogliamo neanche comunicare a noi stessi, chissà. Però è certo che ognuno comincia ad avere i suoi, il passo rallenta, qualcuno rimane indietro e serve aspettarlo, qualcuno parla meno, chiaro segno di stanchezza.

Ma nonostante tutto, dopo gli ultimi prati verdi e boschetti eccoci alle 8 di sera a Villa Miraglia. Vedo i camper, anche per oggi sono salva, e mi scappa un sorriso.

Ci rifocilliamo, c’è ancora luce e, sebbene stanchi, non sembra l’ora di andare a dormire. Ma ormai non abbiamo più l’orologio a scandire i tempi del cibo e del sonno, è il nostro corpo che decide che serve la pasta a colazione e dormire alle 8 di sera. Dopo una pastina con brodo caldo ci infiliamo nel camper, oscuriamo tutto e basta un minuto, credo, per sprofondare in un sonno ristoratore.

Day3

Ci svegliano alle 11:30 di notte, stavolta non esco tipo Superman dal sacco a pelo, ho già i vestiti per correre addosso come il giorno prima ma spero proprio si dimentichino di me e mi lascino dormire, stavolta. Stiro le gambe e cerco di capire se è tutto ok, muovo le caviglie, stendo i piedi, tutto risponde mi sa che non ho scuse. Al successivo “ragazzi svegliatevi” salto fuori senza pensarci più. I cerotti ai piedi aumentano, ma stavolta non riesco neanche ad abbassarmi bene per metterli, mi aiutano, sempre sorridenti i ragazzi dello staff di supporto.

Neanche loro dormono, anche loro si spostano con noi, cucinano, ci incitano, si preoccupano di sapere come stiamo. Comunque sia è mezzanotte e si riparte, ci inerpichiamo per la salita che ci porterà alle antenne di Monte Soro, piena notte, chiacchieriamo. L’ Etna ci riserva uno spettacolo grandioso, si vede alle prime luci la colata lavica illuminata di rosso, iniziamo a scendere, le discussioni sono tante e varie, impegno civico, mafia, racconti di vita vissuta e una chiacchera dopo l’altra siamo a Maniace, ristoro con 10 minuti di sonno e si riparte verso Bronte. Vediamo sorgere il sole mentre scaliamo una salita di 1000 mt circondati da campi di grano. È bellissimo, ci fermiamo a fare qualche foto e discutiamo sull’arrivo a Bronte.

Abbiamo voglia di una bella granita e cominciamo a discutere sul gusto, su dove, e nel frattempo maciniamo chilometri. Bronte è sempre più vicina, sappiamo che dopo questa sosta ci aspetta una lunga inesorabile salita fino al Rifugio Sapienza. È il mio arrivo, sono ormai certa di farcela, posso pure aumentare il passo, conosco ogni particolare delle strade che faremo. Il basolato sulla sciara lavica prima di arrivare al Rifugio di Piano dei Grilli, la strada verso Piano Fiera passando da Casa Zampini.

Sono a casa, sapere cosa ti aspetta anziché immaginarlo su un profilo altimetrico fa una grossa differenza, ti senti più sicura, sai dosare meglio le forze.

E dopo un passaggio per la Galvarina, eccomi agli ultimi km per il Sapienza, duri e sabbiosi, forse per ricordarmi fino all’ultimo che una ultra non è mai facile. Li affronto col sorriso e mi do forza, sono rimasta col mio ultimo compagno di viaggio che completerà i 500 km. Sono quasi le tre del pomeriggio, fa un caldo afoso anche se siamo a 1800 mt, penso, ma sarei in grado di continuare? Con un riposo di qualche ora la tappa successiva prevede la discesa sul bordo della Valle del Bove fino a Zafferana Etnea e la risalita a Pizzi Deneri e poi ancora… non faccio nemmeno a tempo a capire se avrei avuto le forze per continuare che vedo la base vita, la mia ultima base vita per questa avventura, ho finito. Mollo le redini e corro giù accolta dal sorriso di tutti. Non so se avrei avuto le forze di continuare, magari ormai lo capirò l’anno prossimo…

Sì, l’anno prossimo quando questo ciclopico percorso diventerà ufficialmente la Cursa di Ciclopi!

Mentre torno a casa ripenso a questi tre giorni, a tutte le persone che ho conosciuto, ai miei compagni di viaggio e a tutto lo staff che ci ha seguito. Mi sento fortunata per aver avuto l’occasione di vivere questa avventura e il mio augurio è che diventi una fantastica ultra! Perché questi 500 km saranno duri e aspri come il nostro vulcano, saranno panoramici e selvaggi come lo sono le Madonie, saranno dolci come lo sono i nostri campi di grano e lo Sfoglio delle Petralie (non vi svelo cos’è), saranno sereni come i prati verdi e i boschi dei Nebrodi, saranno fatti di ospitalità siciliana presso i piccoli borghi e sono sicura che entreranno nel cuore di tutti.

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