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STORIE DI CICLOPI

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Racconto di Ignazio Lo IaconoUna corsa o una gita?

Finalmente è arrivato il 29 maggio e alle 10 in punto si parte da Cefalù in una giornata di tarda primavera siciliana, per quella che si prospetta una bella avventura.

Non farò tutti e 8 i settori, ne farò “solo“ 4 per un totale di poco più di 200 chilometri e di 10.000 metri di dislivello e questa è l’unica recriminazione, non aver visto il resto del percorso, che mi dicono sia molto spettacolare, ma ci sarà da rifarsi l’anno prossimo.

Partendo da Cefalù si arriva rapidamente al parco delle Madonie in un percorso che è prevalentemente in salita e su terreno sterrato, ma siamo freschi e il sentiero non presenta particolari difficoltà; non essendo una gara il cronometro ha poca importanza, si parla, c’è allegria, si procede in gruppo. Il parco è ricco di lecci, sugheri, faggi, campi di ginestra che danno un bel colorito giallo alle zone che attraversiamo. In lontananza vediamo dei branchi di daini e qualche cinghiale (è sempre la nostra campionessa che li vede per prima e ce li indica). Ogni 10 chilometri circa c’è un ristoro, preannunciato da uno strano verso che si sente a distanza di un centinaio di metri: è Marco, bravo corridore, stavolta addetto ai ristori e che sa gestire molto bene, che ce lo preannuncia prima ancora di vederlo con quello strano suono che solo lui sa fare e che naturalmente ci mette subito di buon umore.

E a proposito di ristori, voglio esprimere una mia considerazione: nelle corse trail e soprattutto nelle gare di endurance, per la distanza e le difficoltà che si possono incontrare in una competizione che dura più giorni si devono tenere in forte considerazione la preparazione atletica, l’abbigliamento, il riposo, il ristoro. Tutti questi fattori sono importanti, ma i ristori sono secondo me la parte più importante. E ciò non solo perché statisticamente la maggior parte dei ritiri sono dovuti a crampi o problemi intestinali (dovuti entrambi a ridotta o anomala idratazione ed alimentazione), ma mentre preparazione, abbigliamento e riposo sono di gestione dell’atleta, il ristoro invece è pressoché di esclusiva pertinenza degli organizzatori e mi è capitato in alcune gare anche molto blasonate che per motivi vari l’alimentazione fosse scadente o carente, o addirittura che in qualche ristoro mancasse l’acqua, in questi casi continuare la gara diventa veramente arduo.

Nel pomeriggio si arriva a Pizzo Carbonara, che con i suoi 1.979 m s.l.m. è la montagna più alta delle Madonie ed è la seconda della Sicilia dopo l’Etna (3.340 m) (immagine tratta dal web).

Comincia a fare buio, alle 20 e 45 accendo la lampada frontale e col buio, illuminati dalla luna e dalle lampade, i panorami diventano ancora più suggestiviAttraversiamo Petralia Sottana e dopo un paio di chilometri arriviamo a Petralia Soprana.

Petralia Soprana è il comune più alto delle Madonie (1.147 m. s.l.m.) (immagine tratta dal web).

Adesso è notte inoltrata e la stanchezza si fa sentire, fra poco arriveremo alla base vita di Gangi, il comune più orientale della provincia di Palermo, dove potremo riposare.  Gangi di notte (immagine tratta dal Web).

Accompagnati dal suono degli uccelli notturni, arriviamo alla base vita di Gangi in anticipo di circa due ore sul tempo previsto; vi troviamo delle brandine ed io con il mio sacco a pelo mi faccio una dormita di un paio d’ore.

Al mattino, ancora buio, si riparte, terrò la lampada frontale fino alle 5 e 45, e l’alba nei boschi viene salutata con entusiasmo dagli uccelli canori che si danno il cambio con gli uccelli notturni.

Lasciamo la provincia di Palermo per entrare nelle province di Messina e di Enna, dopo un primo tratto senza grosse difficoltà inizia la salita, entriamo nel parco dei Nebrodi, dove si alternano tratti in discesa a tratti in salita, con una vegetazione più fitta e ricchezza di acqua, con vari alberi centenari accuratamente segnalati: il percorso però è piuttosto difficoltoso per varie asperità del terreno, e siamo costretti a rallentare.

Un albero centenario nella foresta dei Nebrodi. (immagine tratta dal web).

Arriviamo alla base vita di Villa Miraglia con due ore di ritardo sull’orario previsto, per il riposo ci sono due camper a disposizione ma stavolta, malgrado la stanchezza, la notte la faccio in bianco.

Si riparte in piena notte, l’ascesa a Monte Soro non è particolarmente impegnativa, in compenso la notte nel bosco è spettacolare, fra il suono di uccelli notturni, qualche cinghiale che ci attraversa il sentiero di corsa e tanti rospi che salterellando cercano di allontanarsi dal nostro percorso.

Arriviamo al ristoro di Maniace nella mattinata e mentre aspetto gli altri per la ripartenza mi faccio un pisolino di pochi minuti, tanto mi basta per riprendermi.

Infine arrivo a Bronte dove concludo la mia prima parte di corsa e qui, dopo una bella granita (doverosamente al pistacchio), vengo molto gentilmente accompagnato dagli organizzatori a Catania, da dove prendo il pullman per Palermo.

Ma non è finita qua perché, come da programma, mi ripresento venerdì sera al convento dei frati cappuccini di Pettineo pronto per affrontare l’ultimo settore. Qui ritrovo tutto lo staff organizzativo, mentre fra gli atleti alcuni sono andati via e qualcun altro è arrivato.

Convento dei frati cappuccini a Pettineo, ultima base vita (immagine tratta dal web).

Qui c’è la possibilità di riposare nelle cellette monastiche, in un ambiente in cui istintivamente si parla a bassa voce, caratterizzato da profonda spiritualità, evocatore di storie, per poi ripartire in piena notte per l’ultimo settore.
Si ritorna sulle Madonie, ma stavolta il percorso è diverso, saliamo fino a San Mauro Castelverde, Geraci Siculo e Castelbuono fino al castello.
Con l’arrivo a Cefalù si conclude la corsa, ma c’è ancora un terzo tempo che ci viene offerto dagli organizzatori e che comprende la cena in un ristorante nella piazza di Cefalù dove ci riuniamo tutti: organizzatori, addetti ai ristori, addetti ai trasporti e dove in maniera conviviale si conclude la serata e questa bella esperienza.

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