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STORIE DI CICLOPI

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Racconto di Oliviero AlottoProve tecniche di un TOR® mediterraneo
Racconto pubblicato sulla rivista "CORRERE" di Luglio 2022

Non mi stancherò mai di dire che il Trail e le corse in ambiente naturale possono essere un grande volano per il territorio, uno strumento per far conoscere sentieri, paesi, luoghi, panorami, troppo spesso non valorizzati. La Cursa di Ciclopi nasce proprio con questi obiettivi dalla mente di Giorgio Cambiano e di un gruppo di sognatori che, dopo aver vissuto l’esperienza del Tor des Géants®, la ormai mitica gara valdostana di 330 km e 30.000 metri di dislivello, hanno deciso che anche la loro Sicilia meritava tanto. Hanno perciò subito rilanciato inventando una gara di 500 km con partenza e arrivo a Cefalù, perla del Mediterraneo che affaccia sul mare.

Nelle 8 tappe il cronometro non si ferma mai, ma alle “basi vita” si ha la possibilità di mangiare e dormire prima di ripartire. In questo 2022 di ripresa delle gare, si è deciso di organizzare un’edizione ad inviti per testare il percorso e studiare i dettagli e poi, il prossimo anno, dare il via alle danze.

ROAD MAP

Il percorso è suddiviso in 8 settori, ciascuno di circa 60 km; anche in questo caso il modello di riferimento resta il Tor des Géants®, a tutti gli effetti partner della gara dal prossimo anno. Quattro i parchi regionali attraversati: il parco delle Madonie, quello dei Nebrodi, dell’Etna e il parco fluviale dell’Alcantara.

Partiamo attraversando le Madonie: vasti prati, montagne alte, tratti di roccia, infiniti boschi di roveri e di faggi. Spesso il paesaggio ricorda le nostre Alpi, i sentieri sono ben segnati, purtroppo per nulla frequentati; è raro incontrare qualcuno lungo questi percorsi, e anche dal desiderio di farli vivere è partita l’idea di Cambiano, anima dell’evento e figura trainante.

Incontriamo tanti animali, in particolare famiglie di daini, che da lontano ci guardano e si fanno guardare, un paesaggio incontaminato ovunque.

Il parco dei Nebrodi è molto più ricco di boschi, anche qui gli animali non mancano, molti cinghiali e il maialino locale, il “nero” dei Nebrodi. I boschi sono molto fitti, pochissime case, anche qui ho spesso la sensazione di visitare luoghi incontaminati e che, solo grazie a queste iniziative, molti hanno la possibilità di scoprire.

A’ MUNTAGNA

Adesso ci aspetta l’Etna. Per quasi 200 km “a muntagna” ci terrà compagnia, la vediamo da molto tempo; prima più lontana dietro le pale eoliche, poi sempre più vicina. È impossibile non notarla, è un vulcano, una montagna mozzata, con sopra nubi che da lontano diamo sempre per scontato che siano eruzioni. Infine arriviamo ai suoi piedi. Iniziamo la salita da Bronte, dove ci accoglie una lunga strada fatta di grandi pietre laviche, che ci porta alle prime colate di lava. Il panorama diventa lunare, di una incredibile bellezza: poche piante, moltissimi sassi tendenti allo scuro. Dopo qualche ora giungiamo al Rifugio Sapienza, a 1.900 m sul livello del mare. Qui il paesaggio è incantevole, lascia senza fiato. Non è la prima volta che salgo sull’Etna, ma ogni volta sembra la prima. Iniziamo la salita che ci porterà alla vallata del bove e poi giù in discesa fino a Zafferana Etnea da dove, verso mezzanotte, dopo aver mangiato una magnifica granita, iniziamo a salire verso il punto più alto della gara. In cima all’Etna ci attende l’osservatorio vulcanologico di Pizzi Deneri, a 2.818 m. Una salita stupenda nella notte. Ci accompagna da lontano l’eruzione del vulcano, che di notte sembra così vicina, ma sappiamo bene che diverse vallate ci separano da quel cratere in eruzione. Dopo molta ghiaia, all’alba raggiungiamo l’osservatorio. Un vento forte sferza l’aria e ci regala una magnifica vista fino alle isole Eolie. Ancora una lunga discesa che da qui ci porta a salutare l’Etna per tornare sui Nebrodi, non prima però di passare attraverso lo splendido Castiglione di Sicilia. Affrontiamo una salita molto bella tra crepuscolo e buio, che ci porta ad ammirare una stupenda notte stellata in cima a punta Novara. Qui spegniamo le frontali e ci godiamo un paesaggio stupendo fatto di sole stelle.

PAESAGGI SORPRENDENTI

Ancora in piena notte veniamo accolti con molta ospitalità a Novara di Sicilia e all’alba raggiungiamo l’altipiano dell’Argimusco, altro paesaggio imprevedibile e magnifico. Attraversiamo ancora borghi ameni, come quelli di  Montalbano Elicona, Castell’Umberto e San Marco d’Alunzio. Quando Cefalù è nuovamente all’orizzonte e sembra ormai raggiunta, il nostro sentiero ci fa svoltare ancora una volta verso le montagne. La deviazione inaspettata ci fa passare sotto la suggestiva piramide del 38° parallelo, una delle perle della “Fiumara d’Arte”, e poi, dopo una sosta ristoratrice alla base vita di Pettineo, ricavata in un suggestivo convento, ci attendono due impegnative salite per raggiungere gli oltre 1.000 m di San Mauro Castelverde e Geraci Siculo.

Ultimi km con passaggio da Castelbuono, che ci accoglie con la cerimonia dell’infiorata, una immensa esposizione di fiori verso la porta di Sant’Anna, che ci introduce al favoloso Castello dei Ventimiglia, passaggio iconico come quello valdostano del Malatrà, che prelude alla cavalcata finale: mancano solo 20 km in prevalenza di discesa, per poi arrivare di nuovo a Cefalù: la rocca, la spiaggia, il caldo sempre più intenso, il profumo di mare, la corsa finale nella via principale del paese e poi la sua maestosa cattedrale. Un viaggio incredibile che termina esattamente dove siamo partiti.

Ci sono cose in cui non riesco a giocare di anticipo… parto domani, cosa mi porto?

Ho un piccolo zaino da 10 litri che viaggia con me e un borsone che si sposterà da una base vita all’altra. Infilo nello zainetto una maglia a maniche lunghe, barrette, cerotti… avrò freddo la notte? Ho due tappe a circa 2000 mt, chissà, metto un kway, no, lo tolgo, facciamo che tolgo i guanti e la maglia e lascio il kway. Torno due ore dopo e cambio il kway con i manicotti, sto esagerando, e se poi sento freddo? Metto una bandana, tolgo i manicotti e rimetto la maglia. Per il borsone base vita è più semplice, svuoto il cassetto e lo riverso dentro, non mi prendo mai la briga di fare cambi di stagione quindi il cassetto contiene dall’abbigliamento da sci alla canotta per correre in spiaggia, perfetto direi.

Fortuna che parto da casa domani alle 6, avrei smontato e rimontato lo zainetto altri miliardi di volte se no, e alla fine non ricordo neanche cosa ho messo dentro.

Ho però bene in mente le tappe, gli orari, i dislivelli, i nomi dei paesi che attraverseremo. Sono posti che conosco, che ho visitato o attraversato in singole gare di mtb o di trail ma non li ho mai messi in fila per attraversarli in 180 km totali con 8000mt di dislivello positivo. Mi ripeto questi numeri in testa, sono due mesi che mi frullano per la testa a dire la verità. Da quando un WhatsApp di Giorgio mi ha paventato questa impresa. Ovviamente non ho mai pensato di non accettare, forse ho più sperato che qualche imprevisto me lo impedisse, ma il destino ha voluto che non ce ne fossero ed eccomi qui, alla partenza.

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